61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
“Las Invisibles”
Commissario: Liwy del Carmen Immacolata Grazioso Sierra, Ministro della Cultura e dello Sport
Curatori: Stefania Pieralice; Elsie Wunderlich
Espositori: ARKEO, Luana Bottallo, Jorge Chavarría, Manuel Navichoc, Ana Lorena Núñez, SOY artistic group (Christin Behrend, Franca Fabrizio, Yang YeXin), Elsie Wunderlich
Il Guatemala è presente alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con la mostra “Las Invisibles” presso lo Spazio Berlendis, in Cannaregio (Ve). In linea con il titolo della Biennale Arte 2026 “In Minor Keys” di Koyo Kouoh secondo cui: “Le tonalità minori sono anche isole minori: mondi in mezzo agli oceani, con ecosistemi distinti e infinitamente ricchi, vite sociali articolate — nel bene e nel male — all’interno di strutture politiche ben più vaste” il Guatemala si rifà all’universo delle antiche culture maya costituito da pratiche, rituali, abitudini che si ripetono, depositarie di una diversità antropologica ispirata al sogno utopico di pace e equilibrio interiore, di relazione con Qachu Alom (Nostra Madre Terra). In tali comunità la donna spesso è depositaria di una storia millenaria da tramandare fatta di memoria collettiva e sopravvivenza identitaria, di quei valori fondanti la cultura maya coloniale; in essa riluce Ixmucané e al contempo Ixquic descritte nel Pop(ol) Wu.
Il diverso modo di sentire e abitare il mondo dei popoli originari, rispetto ai modelli del sistema occidentale, porta a una concezione relazionale della vita, nei legami indissolubili tra vivi e morti, tra esseri umani e natura, tra presente e passato. Tali vincoli originano un luogo sociale dove si costruisce una nuova identità comunitaria rispetto al singolo che sopravvive nonostante il processo di esclusione sociale e razziale della popolazione indigena originato sin dal tempo della colonizzazione spagnola. In tale dimensione cosmica, atemporale, sacra ed eterna il focolare domestico è fonte di vita nella complementarità di elementi femminili – le pietre del focolare- e maschili, il fuoco, come centro di creazione del cosmo. Las Invisibles sono quelle donne maya che offrono la loro esistenza alla comunità quotidianamente, con mulino, pietra per macinare e lastra di argilla – dall’alba al tramonto – lavorano il mais, origine di ogni cosa e strumento di appropriazione identitaria di un popolo. Il comal rovente d’argilla, utilizzato per garantire il sostentamento della famiglia, tostare mais, preparare tortillas, diviene memoria di silenzi, ferite, carezze, sospiri narrando la biografia di ognuna. Il tortear delle mani umide sulla pietra -per non far attaccare il mais- assieme al contatto col fuoco cancella spesso ogni impronta digitale sui polpastrelli, ogni identità, portando via passato e futuro. Ed è proprio nel tono sommesso, silenzioso del gesto, colmo di generosità, consolazione e speranza che riluce “In minor Keys”, un suono flebile e non fragoroso ricco di fede verso un eroismo umile. Sussurri e frequenze deriveranno da un percorso espositivo che in gran parte attinge ai saperi e ai costumi locali, indigeni. Presenti in mostra: ARKEO, Luana Bottallo, Jorge Chavarría, Manuel Navichoc, Ana Lorena Núñez, SOY artistic group (Christin Behrend, Franca Fabrizio, Yang YeXin), Elsie Wunderlich.