La Marge – ediz. 2017

Il Padiglione Nazionale del Guatemala è rappresentato dalla mostra intitolata “La Marge”. Il margine è il soggetto di tale esposizione ed è analizzato dagli artisti invitati attraverso le varie sfaccettature semantiche e i diversi significati.

Il margine è l’orlo estremo di una superficie, il luogo di congiunzione tra due regni della materia differenti, perciò esso è sempre contaminato, ambiguo, morboso.

Lo spazio bianco di una pagina è esso stesso parte integrante del romanzo, pur non usandone l’alfabeto linguistico; serve a dettare i tempi della lettura, a chiudere paragrafi o capitoli, è letteratura non letta.

I barriletes, ossia gli aquiloni dipinti del Guatemala, sono il punto di congiunzione tra il cielo e la terra, la tradizione ed il presente.

Le minoranze Maya che resistono sugli altopiani del Guatemala, altro non sono che la persistenza “marginale” di culture e splendori spenti dalla sopraffazione, dal colonialismo, dalla riduzione in schiavitù.

L’icona è diversa dall’opera d’arte poiché differisce da questa per una sua valenza marginale: si posiziona infatti tra il mondo visibile e quello invisibile. Differisce dall’arte intesa come Rappresentazione essendo essa solo Manifestazione.

Le gemme rappresentano un momenti importante del processo di vita: l’inverno ferma la crescita delle piante ma negli alberi loro emergono, memoria e traccia di una vita passata, germe della vita futura. Le gemme sono come i vulcani poiché possiedono la vita del fuoco.

Attraverso questi ed altri spunti iconografici si costruisce la mostra “La Marge”, sognante disamina delle pieghe dell’umanità; una mostra attenta alla sensibilità poetica degli artisti, al lirismo delle immagini oniriche, fantasiose, ingenue quindi pure.

La mostra è costruita attraverso un percorso sacro simile a quello degli antichi templi a pianta centrale, ove nella peristasi/ambulacro si incontrano opere pregne di valori mistici e soprannaturali fino a giungere al nàos, la cella, occupata dalla liturgica e ieratica divinità del progresso tecnologico, una deità però affermata e contraddetta, poiché ricurva sulla “Natura”, vera signora “soprannaturale” dell’esistenza. Gli artisti scelti a riflettere sul tema della rassegna sono: César Barrios, Lourdes de la Riva, El círculo mágico, Arturo Monroy, Andrea Prandi, Erminio Tansini, Elsie Wunderlich.